orge sadomaso a casa di Carla

Le orge sadomaso organizzate da Carla sono sempre state divertenti, ma nell’ultima si è davvero superata. Ogni camera del suo appartamento è diventata una private room con diverse mistress e dominatrici.

Orge sadomaso in casa
Una volta entrato in casa, mi diressi subito in camera da letto dove mi accolse una donna con indosso un completino nero di pelle e il volto coperto da una maschera a foggia felina che lasciava visibili solo i mossi capelli biondi.

Redarguì immediatamente il mio comportamento. In fin dei conti, portavo ancora gli abiti addosso e, soprattutto, avevo osato guardarla negli occhi. Mi invitò a sedermi, con fare poco accomodante e schioccando il piccolo frustino che stringeva in mano.

Fu solo allora che vidi, stesi sul letto, due uomini con il busto immobilizzato da una serie di nodi che impediva loro qualsiasi movimento e due ragazze che armeggiavano con le loro palle.

Per quanto riguarda me, mi sedetti su una poltrona lì accanto, ma la dominatrice che mi aveva messo gli occhi addosso non era d’accordo con quella scelta, indicandomi una strana altalena che pure penzolava appesa nella stessa stanza.

La sex swing
Mi diede solo il tempo di spogliarmi e dopo aver poggiato il culo su una sella sospesa nel vuoto, qualcuno alle mie spalle mi coprì gli occhi con una benda abbastanza stretta. La mia adorabile gattina mi afferrò dalle caviglie e sentii le gambe entrare in qualcosa che le sorreggevano, in modo che il mio bacino stesse disteso.

Allo stesso tempo, sentii che i miei polsi venivano bloccati, quasi ammanettati. Non riuscivo a divincolarmi.

Fu allora che sentii dire da un’altra voce, rauca ma sempre gentile: “che bel buchetto!”. Fui colto dall’istinto di chiudere le cosce per nascondere alla vista quel pertugio inesplorato e che, allora, avrei voluto rimanesse vergine.

Alla mistress non sfuggì quell’atto di ribellione e fui duramente punito con un colpo di frusta. Dissi loro che ero solo attivo e allora la tipa in lattex ordinò a una sua sottoposta di tapparmi anche la bocca.

Improvvisamente, iniziai ad avvertire due mani leggere che mi sfioravano i capezzoli per poi strizzarli con più vigore. Avrei voluto dirle che gradivo molto, ma non riuscivo a parlare.

La stessa voce graffiante che avevo già sentito prima, notò che il mio cazzo era già in tiro, un’eccitazione che non piacque alla donna che guidava il gioco. Sui miei fianchi, iniziai ad avvertire uno strano calore scivoloso, quasi come un pizzico intenso che, per alcuni, sarebbe stato doloroso ma a me provocava un piacere evanescente.

Nonostante la bocca occlusa, riuscivo comunque a gemere, almeno fino a quando qualcuno non tolse via il nastro adesivo. Dopodiché, sentii qualcosa di enorme entrarmi in bocca. Non avevo mai succhiato un cazzo, eppure quel gesto ripetuto nella mia gola mi stava facendo godere e la mia cappella iniziò a inumidirsi.

Anche se le mie orecchie subivano la stantuffata del membro che mi stava invadendo, riuscì a distinguere la voce della mistress che diceva di continuare perché mi stava piacendo.

La padrona
Ma, a un certo punto, tutto lì fuori dovette fermarsi e tutti in coro dissero: “padrona!”. Non riuscivo a capire cosa cazzo stesse succedendo.

Poi avvertii due mani morbidissime che mi accarezzavano i polpacci e scendevano verso l’interno coscia. Mi disse di stare tranquillo, che c’era lì lei. Avevo riconosciuto la sua voce, era Carla.

Subito dopo, forse fu lei stessa a pinzarmi i capezzoli con due mollette. Provai un forte dolore e un piacere devastante, tanto da farmi tremare le cosce.
“Ti piace, vero? Ricchione!”. Le risposi che non ero gay ma non feci nemmeno in tempo a concludere la frase, che già sentivo qualcosa entrarmi nel buco del culo.

Le chiesi cosa stesse facendo ma il dolore e il godimento erano troppi per poter parlare. Sentivo uno strapon che mi sventrava, mentre lei mi prendeva a sberle ordinandomi di mettere a tacere i gemiti.

Allo stesso fine dovevano servire i comandi che impartì ai presenti in stanza. “Spit” e “armpit”. Una ragazza mi forzò la bocca, facendo colare della saliva mentre altri mi afferrarono dalla testa per farsi leccare.

Oscillando sull’altalena, a ogni botta lo strapon mi entrava più dentro mentre qualcuna mi frustava il cazzo e le palle. Quando Carla mi strinse dai fianchi, la sentii urlare di piacere e il mio uccello era troppo bollente per non schizzare.

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